Le Stories approdano su Google. Parole chiave? Creatività e qualità!

un'utente mentre sfoglia le web stories di google

Le Web Stories di Google sono una nuova funzionalità per siti web che consiste nel pubblicare contenuti multimediali fatti di audio, video, immagini, animazioni e testo anche sui siti. 

In origine era Snapchat, poi arrivarono Facebook e Instagram e infine anche gli altri social media. E Google? Perché Google non ha mai implementato le storie?

In verità, le Web Stories di Google esistono dal lontano 2018, quando i promotori del progetto AMP – Accelerated Mobile Pages, idearono questa funzionalità per siti web che consiste nel pubblicare contenuti multimediali fatti di audio, video, immagini, animazioni e testo anche sui siti. All’epoca non si chiamavano ancora “web stories” ma da maggio 2020 il team AMP ha battezzato ufficialmente le storie di Google preannunciando interessanti features in arrivo.

Le Google Web Stories sono del tutto simili a quelle che siamo abituati a vedere sui social ma hanno molto a che vedere con la SEO.

Google è diventato un social? Niente affatto! Ha semplicemente constatato il successo di questa nuova modalità di interazione dinamica tra piattaforma e utente facendola propria. Le storie, infatti, consentono all’utente di interagire con il contenuto visivo ma a differenza dell’interazione con un classico video o audio, nel caso delle storie è l’utente a decidere i tempi e le modalità di fruizione.

Naturalmente, le Web Stories su Google hanno molto a che vedere con la SEO perché si tratta di contenuti multimediali al pari di video e immagini che quindi possono comparire in diverse SERP di Google

Le Web Storie di Google possono comparire nei risultati di ricerca di Google Immagini, nella SERP organica e anche in Google Discover.

Affinché ciò accada però, la storia dovrà essere realizzata seguendo attentamente le linee guida di Google. Come si legge nelle linee guida di Google, si tratta delle stesse best practices suggerite per l’ottimizzazione delle pagine web.

linee guida web stories google per l'ottimizzazione seo
Le best practices suggerite da Google per l’ottimizzazione SEO delle Web Stories.

In particolare, bisognerà creare un contenuto visual di qualità, utile e interessante utilizzando gli strumenti forniti dallo stesso Google e assicurarsi che la storia sia una pagina AMP ottimizzata.

Google pone l’accento sui contenuti e chiede la massima attenzione affinché le storie diventino veicolo di informazioni realmente utili, veritiere ed uniche. Attenzione quindi anche ai contenuti duplicati tra blog e stories, o sito e stories. Infatti, è possibile trattare contenuti simili in modi diversi ma se un blog post, ad esempio, tratta lo stesso topic di una storia, allora sarà bene rendere canonica l’url della storia, dando priorità a un contenuto perfettamente ottimizzato per il mobile e multicanale.

È indispensabile inserire tutti i campi obbligatori e cioè logo, immagine, titolo e autore che Google analizza e comprende ai fini del posizionamento. Il titolo dovrà essere descrittivo e non superare i 70 caratteri.

campi obbligatori web stories di google
I campi obbligatori delle web stories.

Anche le stories dovranno avere url, meta tag title e description ottimizzati.

Inoltre, sarà possibile ottimizzare alcuni meta dati facoltativi in cui specificare lo Story Generator e la versione utilizzati per creare il contenuto.

meta dati facoltativi web stories di google
I meta dati facoltativi da aggiungere alle Web Stories di Google.

Google suggerisce di implementare anche i dati strutturati, gli open graph e le Twitter Cards.

Poiché le storie sono contenuti web al pari di qualsiasi pagina di sito o blog post, l’url dovrà essere inclusa nella sitemap e il robots.txt non dovrà contenere alcun blocco su questo tipo di contenuti.

Ospitare le storie sul proprio sito ha molti vantaggi rispetto ad averle su piattaforme esterne.

Ad esempio, è l’editore a scegliere quale sarà la durata della storia ed è sempre l’editore a decidere come monetizzare attraverso le storie, perché il contenuto prodotto rimane di sua proprietà e non viene ceduto a terzi.  

Il formato, il design, il layout, tutto quanto concerne il visual può essere personalizzato. Google mette a disposizione strumenti di editing di terze parti come MakeStories e News Room AI che consentono di creare contenuti visual graficamente perfetti e accattivanti anche a chi non abbia competenze in materia di grafica o di codice.

editor visual delle storie web di google
La schermata di editing delle storie web di Google.

Le storie, infatti, sono vere e proprie porzioni di codice che si presentano così:

codice html storie amp di google
Il codice e gli script che stanno dietro le Google Web Stories.

All’interno di questi script sono contenute informazioni sul visual della storia. Per chi non possiede competenze in materia di codice quindi, è possibile creare una storia semplicemente accedendo alla piattaforma e utilizzando gli strumenti di editing. In alternativa, è possibile progettare tag dopo tag la storia seguendo le linee guida di AMP per developers.

Dopo aver creato il contenuto, sarà sufficiente incorporarlo nel proprio sito. Per i siti in WordPress esiste un plugin che consente di creare le storie direttamente in wordpress utilizzando un editor drag-and-drop. Per i siti e gli e commerce sviluppati su altre piattaforme o i siti custom, invece, bisognerà intervenire sul codice per “embeddare” lo script.

Inoltre, ogni storia ha un url che è possibile condividere anche esternamente all’app di Google.

Statistiche dettagliate consentono poi di conoscere le performance delle stories e quindi di avere dati attendibili da analizzare per comprendere se e come la storia abbia raggiunto il target di utenti di interesse, i livelli di engagement e il tasso di conversione ottenuto.

Il potenziale delle Web Stories è evidente e tutte le aziende che puntano sullo storytelling per coinvolgere e ingaggiare i proprie utenti, dovrebbero testare questa nuova funzionalità di Google.

Risorse Utili

Per approfondire, ecco alcune risorse ufficiali di Google sulle Web Stories:

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