Mamma, da grande voglio fare l’influencer

L’influencer è un mestiere.
Sapete esattamente da quando a mio parere?
Da quando il fisco ha deciso di sanare una zona di grigio normativo e regolamentare la pubblicità generata dai post degli influencer, permettendo così ai consumatori di identificare in modo univoco i contenuti sponsorizzati.
Ma non solo: Tweet, post promozionali sono paragonabili alla pubblicità “normale” e, quindi, vanno tassati.
Pochi giorni fa, infatti la Camera ha approvato l’ordine del giorno che impegna il governo a intervenire a livello legislativo affinché “l’attività dei web influencer sia regolata”: se il provvedimento andrà in porto, nelle fotografie o nei video dovrà essere indicata la dicitura pubblicitaria quando viene pubblicizzato un prodotto dietro a un corrispettivo economico.

E fino ad ora come funzionava?
Il punto fiscale è chiaro credo a tutti, ma la parte più interessante è la motivazione legata all’etica verso il consumatore.
Indossi un prodotto e allora me lo devi dire. Ok, ma siamo sicuri che è poi così diverso da quando Ornella Muti fumava le multifilter nei film?

Qualche numero degli influencer
Cristiano Ronaldo: 250 mila euro a tweet.
Rafa Nadal: 50 mila euro a post.
Quello di Selena Gomez con la Coca-Cola in mano è stato in assoluto il post con più like della storia del social network: 6,7 milioni.
Sapete quanto potrebbe valere un suo post su Facebook, Twitter e Instagram? 550 mila dollari (stima della società di misurazioni D’Marie Analytics).

Ma rimanendo più vicini, provate a pensare ai post dei nostri amati “ravioli” (al secolo Ferragni – Fedez) o di Belen.
Avete idea dei numeri che smuovono?

Il fatto è che gli “influencer” sono diventati uno strumento di comunicazione e promozione per le aziende. E oggi la parola influencer marketing è una delle più utilizzate quando si parla di marketing digitale.
Per i brand è vantaggioso per promuovere i prodotti e non solo perché gli influencer hanno vagonate di follower e, quindi, potenzialmente possono far vedere con un post il prodotto a un numero elevato di utenti, ma anche perché spesso è difficile distinguere un post chiaramente “commerciale” da uno normale nel mezzo dello storytelling dell’influencer.

Ecco il nocciolo della questione.

Nel frattempo Instagram ha da poco annunciato l’arrivo della dicitura “Paid Partnership with” nei post e nelle Storie per indicare i contenuti in collaborazione con una società inserzionista.

 

Ma gli influencer funzionano nel processo d’acquisto?
Su Twitter il 40% percento degli user dichiara che un influencer riesce a convincere all’acquisto di un prodotto o servizio, attraverso il cosiddetto word-to-mouth o passaparola.
Instagram usa la potenza dello storytelling. Attraverso le storie si possono suscitare nel consumatore emozioni, considerate uno degli elementi principali nel processo di acquisto.

Un nostro caso
Qui vi riportiamo il trend di numero di utenti sul sito di un cliente.

Lo vedete quel mega picco?
Ecco, è dovuto a un post di un “personaggio famoso” che ha postato sul suo profilo facebook un prodotto del nostro cliente (a titolo gratuito, non richiesto e totalmente spontaneo).

Infine, due riflessioni a margine:
Le persone sono soggette a farsi, appunto, influenzare.
È così da sempre e la pubblicità, occulta o meno, ha questo scopo.
Le persone non sono stupide.
Se Fedez si fa un selfie con una borsa oggettivamente orrenda, rimarrà una borsa orrenda acquistata da chi non ha gusto.

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