Il blog di Quindo

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Ma quanto smuove l’e-commerce? È davvero un business? Sostituirà i negozi?

Spesso molti mi chiedono questo “sì, ma quanto smuove l’e-commerce? È davvero un business? Sostituirà davvero i negozi?”

Andiamo per ordine.
La crescita dell’e-commerce rimane a doppia cifra anche per l’anno 2016. Il fatturato complessivo delle vendite online è stimato in 31,7 miliardi di Euro, un bel + 10% sul 2015.

Questione assai delicata, quella della vendita on line versus negozio fisico. Di nuovo qualche dato: negli Stati Uniti, 2.880 negozi fisici hanno chiuso da inizio 2017. Grandi retailer multimarca come Macy’s e monomarca come Guess, Abercrombie & Fitch, stanno chiudendo alcuni dei loro punti vendita. Chi “regge” è perché ha adottato strategie interessanti da applicare al negozio fisico.
Ad esempio la variante di introdurre al momento dell’acquisto online lo sconto, per chi fa il ritiro in negozio.
E quando il cliente viene a ritirare, sta alla bravura dei commessi far trovare ulteriori offerte o prodotti apposta per il cliente.
A tal proposito vi anticipo che il ruolo del commesso, cambierà moltissimo nei prossimi anni, diventando una figura a metà tra il venditore, l’ambassador e il social media manager del negozio stesso.
Ma di questo riparleremo in altra occasione.

Torniamo ai dati.

Crescita e-commerce 2017 e Europa

Oggi il 57% degli utenti internet europei fa acquisti online, ma solo il 16% delle PMI vende online, e meno della metà di esse (7,5%) vende online oltre confine (7,5%).
Il valore dell’e-commerce in Europa è stimato in 509,09 miliardi di Euro nel 2016, in crescita del 13% rispetto al 2015, mentre in Italia nel 2016 parliamo di 31,7 miliardi di Euro, con una crescita del 10% sul 2015.

I tre Paesi con il fatturato e-commerce più elevato sono: Regno Unito, Germania e Francia, che rappresentano circa il 60% del mercato e-commerce europeo.1

Da segnalare tra i Paesi europei in maggiore crescita la Romania, dove il valore del mercato e-commerce è stimato in 1,8 miliardi di Euro nel 2016, con un incremento del 30% rispetto al 2015.
I consumatori rumeni hanno effettuato in media 8,4 acquisti online a testa nel 2016.2

Novità sui servizi di pagamento

L’adozione della direttiva prevista sui servizi di pagamento (Revised Payment Service Directive o PSD2), la cui entrata in vigore è prevista per il 2018, ha posto le basi per un settore bancario aperto in Europa.
La misura consentirà ai clienti delle banche, siano essi privati o imprese, di utilizzare fornitori di terze parti per gestire le loro finanze. Ecco che quando parlo di Facebook come banca, intendo proprio questo: in futuro potrebbe essere (sarà) possibile utilizzare Facebook o Google per pagare le bollette, trasferire denaro e analizzare le proprie spese, pur mantenendo il denaro sul proprio conto corrente bancario. Le banche avranno l’obbligo di fornire ai fornitori terzi l’accesso ai conti dei loro clienti attraverso API aperte. Questo significa largo a nuovi prodotti finanziari e nuovi competitor per le banche.
Ancora siete tra quelli che pensate che il “lavoro buono e fortunato” sia fare il direttore di banca?
Dovrete rivedere le vostre convinzioni, sia per la parte economica legata a questo ruolo, che di soddisfazione lavorativa.

I trend dell’e-commerce 2017

VENDERE ALL’ESTERO. Sempre più realtà stanno rivolgendo i propri prodotti o servizi all’estero. Con buona soddisfazione, ad esempio, del nostro Made in Italy.

PAGAMENTO SENZA ATTRITO. Nel 2016 più della metà dei consumatori e-commerce ha abbandonato il carrello perché il metodo di pagamento desiderato non era disponibile.3
A tal proposito Uber è stato tra i primi esempi di sistema di pagamento senza attrito: una volta terminata la corsa, il passeggero deve solo uscire dalla macchina. Veloce, comodo, sicuro.

ANALISI. Benedetta analisi, benedetti dati. Senza questi non andate da nessuna parte.
L’impiego di strumenti di analisi dei dati avanzati permette di analizzare ogni possibile punto di conversione e intervenire conseguentemente. E pensare che ancora oggi arrivano a noi cliente con e-commerce senza Analytics. Dio mio.

PERSONALIZZAZIONE IN REAL-TIME. Le esperienze di shopping sono uniche per ogni singolo utente Ogni cliente o potenziale cliente avrà accesso a contenuti unici durante la sua esperienza di acquisto.
In questo senso, attraverso la profilazione dei clienti, sarà possibile utilizzare metodi di analisi predittivi per comprendere le abitudini di acquisto, le preferenze e perfino gli acquisti futuri dei clienti.

I CHATBOT. Diverranno presto di uso comune, favorendo le conversioni.
Gli utenti che utilizzano il servizio di live chat infatti, spendono in media tra il 5 e il 30% in più con un tasso di conversione da 5 a 10 volte superiore a seguito di una sessione di chat. I clienti di Burger King ad esempio possono ordinare il cibo attraverso Facebook Messenger. Ordini, vedi i luoghi più vicini dove è possibile ritirare l’ordine paghi attraverso l’app e hai una stima del tempo entro il quale l’ordine sarà pronto.

Esiste qualcosa di più comodo?

Quindi, facciamocene tutti una ragione. Il futuro è on line. Il mercato è lì. Ma attenzione a sottovalutarne gli investimenti.
Aprire un e-commerce è un investimento. Non è un gioco e richiede tempo, soldi, strategia e un progetto imprenditoriale ben chiaro.

Note:

Fonte principale per i dati riportati: Rapporto E-commerce Italia 2017 di “Casaleggio e Associati”
1 Fonte: European B2C E-commerce Report, 2016
2 Fonte: E-commerce News, 2017
3 Fonte: Research and Markets, 2017

Francesca BernabeiMa quanto smuove l’e-commerce? È davvero un business? Sostituirà i negozi?

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