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Migrazione SEO. Come migrare senza perdere traffico da Google

Nel corso della vita di un sito, soprattutto se si tratta di un e-commerce, può accadere in diverse occasioni di trovarsi ad affrontare una migrazione SEO: la sfida è migrare senza perdere il traffico organico.

Cosa si intende per migrazione SEO?

Si sta effettuando una migrazione SEO ogni volta che si decide di apportare dei cambiamenti sostanziali all’intera struttura del proprio sito.
Alcuni casi sono:

  • Migrare da HTTP a HTTPS
  • Cambiare il CMS del sito
  • Spostarsi da un server a un altro
  • Utilizzare un nome dominio o sottodominio differente

Si definisce migrazione “SEO” perché queste modifiche andranno ad avere un effetto diretto sul posizionamento organico del sito, se tutte le fasi del passaggio non vengono gestite in modo appropriato.

Quali sono i rischi e come limitarli

Il rischio principale, soprattutto nei casi in cui tutte le URL cambiano come nel passaggio da HTTP a HTTPS, è che i motori di ricerca non riconoscano più i percorsi per arrivare alle pagine del sito.

Infatti una delle operazioni fondamentali e su cui bisogna prestare maggiore attenzione è la redirezione delle vecchie URL verso le nuove URL, processo che permette la corretta comunicazione a Google e ai motori di ricerca della destinazione corretta di una pagina.
Es.
da http:// www. example. it/ a https:// www. example. it/
da https:// www. vecchiodomino. it/ a https:// www. nuovodominio. it/
da https:// vecchiosottodominio. example. it/ a https:// nuovosottodominio. example. it/

Cosa sono e come funzionano i redirect 301

La parola che accompagnerà la migrazione di un sito in tutte le sue fasi sarà REDIRECT 301!

I redirect sono un po’ come gli aggiornamenti di un navigatore, se non si aggiorna con i nuovi nomi delle strade, rischiamo di non arrivare mai a destinazione. Allo stesso modo senza redirect, il motore di ricerca non sarebbe in grado di riconoscere la corretta via.

Ne esistono di diversi tipi, temporanei o permanenti, in questo caso utilizzaremo i redirect 301 che segnalano redirezioni permanenti, cioè indicano che la pagina è stata spostata permanentemente e quindi la vecchia url non esisterà più.

Best practice per una migrazione SEO a regola d’arte

Cerchiamo di capire meglio quali sono le 3 fasi dello spostamento di un sito e come si possa stilare una “to do list” che ci permetta uno spostamento senza rischi.

Pre migrazione

In questa fase dobbiamo preparare il sito allo spostamento.
Le condizioni ottimali per poter migrare senza intoppi è arrivarci con il minor numero di errori possibile.
Per questo andremo ad effettuare alcune azioni di pulizia, correggendo errori e link interni (3xx/4xx/5xx) e generando una nuova versione degli elementi sitemap.xml e robots.txt aggiornati, oltre ad un’estrapolazione completa delle url di pagine e immagini presenti sul sito.

Questo processo permetterà di avere una “fotografia” nitida della situazione di partenza.

Durante la migrazione

Nella fase di GOLIVE bisogna prestare molta attenzione agli step da seguire che comprendono:

  • Verificare il puntamento DNS o redirect nel caso di stesso dominio
  • Mantenere vecchi webserver e dominio online fino alla verifica del corretto passaggio di Googlebot
  • Creare la nuova proprietà su Google Search Console
  • Aggiornare sitemap.xml con le nuove URL e inviarla a Google Search Console
  • Verificare il nuovo robots.txt assicurandosi che non ci siano link a url vecchie
  • Attivare ed accertarsi che i redirect 301 funzionino correttamente
  • Comunicare il cambio dominio attraverso la Search Console di Google

Post migrazione

Il sito è stato spostato correttamente, abbiamo verificato ogni passaggio, elemento e redirect, cosa rimane da fare?

Questa è una fase delicata, perché è arrivato il momento di munirsi di pazienza, monitorare l’andamento e correggere ogni errore che si dovesse presentare, aspettando che Googlebot riconosca le nuove URL come il proseguo delle vecchie e vengano quindi indicizzate e posizionate.

Tools utili e consigliati

Gli strumenti principalmente utilizzati sono:

  • Search Console di Google per comunicare correttamente modifiche e correzioni
  • Google Analytics per monitorare l’andamento delle visite
  • Screaming Frog per effettuare scansioni periodiche e intercettare eventuali errori da correggere
  • Ahrefs per verificare l’andamento dei backlink
  • Semrush per seguire il posizionamento delle parole chiave e programmare report sull’andamento

Non lasciare nulla al caso quindi, ma seguire una to do list meticolosa che accompagni ogni fase della migrazione è il miglior modo per mantenere il posizionamento organico del sito.

Liuba MasciaMigrazione SEO. Come migrare senza perdere traffico da Google

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