Come Google Quick Read cambia la strategia dei contenuti

Nel 2022, Google ha lanciato in via sperimentale Quick Read, un’etichetta che si applica ai risultati di ricerca in SERP per indicare la durata media di lettura di un contenuto.

Google Quick Read è ancora in fase di testing ma interessanti sono i possibili risvolti sulla content strategy di Agenzie SEO e Content Manager e aziende, qualora l’etichetta diventasse una funzionalità ufficiale in tutte le SERP Google.

Cos’è Google Quick Read

Google Quick Read è una funzionalità Google in fase sperimentale che consiste in un’etichetta applicata ad alcuni snippet in SERP con cui Google indica che il contenuto può essere letto in meno di 5 minuti.

Dal punto di vista visual, le etichette comparse in SERP fino ad oggi sono state di due tipi:

  • Quick Read
  • < 5 Min. Read.

Entrambe accompagnate dall’icona di un orologio. Il significato è il medesimo.

Cosa cambia per blog, testate online e siti web editoriali

Ormai da tempo, blog, siti web editoriali e testate online utilizzano questa funzionalità nativa di molti CMS, semplicemente per indicare ai loro lettori la durata media di lettura di un contenuto. Dal punto di vista concettuale non si tratta quindi di un’idea così innovativa. Importanti però sono le implicazioni che potrebbe avere sull’esperienza utente.

Sappiamo bene che tra gli utenti online, i contenuti brevi godono di maggior successo in termini di sessioni e durata media della sessione. Online la percezione del tempo è completamente diversa rispetto all’offline. Ci ritagliamo del tempo per leggere un libro ma di contro leggiamo 4/5 notizie ia di udi attualità nel risicato spazio di una colazione al bancone del bar.

Con Quick Read sembra che Google voglia andare incontro a questa esigenza degli utenti scegliendo di segnalare con una label i contenuti adatti a una pausa caffè. 5 minuti è il tempo massimo che l’utente dedicherà alla lettura di un contenuto. Questo è anche un invito agli editori: produrre sempre più contenuti Quick Read.

Tuttavia, gli utenti online hanno anche un’altra necessità: trovare subito risposta alle loro domande, accedere immediatamente all’informazione che stavano cercando, se possibile senza uscire dalla SERP. A questa tipologia di utente si rivolge la label Quick Read, cioè a tutti coloro che non hanno intenzione di “sprecare tempo” nella lettura di un articolo da 10 minuti per trovare una risposta che, altrimenti, potrebbero trovare in meno di 5 minuti altrove.

Quindi, per blog e siti web editoriali, cambierà davvero qualcosa? Dipenderà molto dall’obiettivo commerciale. Pensiamo, per esempio, alle testate giornalistiche online per cui parte degli introiti derivano da campagne pubblicitarie e di remarketing. Generare alti volumi di traffico sul proprio sito web è fondamentale dal punto di vista commerciale. L’obiettivo primario per questa tipologia di siti web sarà quindi indurre al click l’utente e farlo spostare dalle SERP al sito web così da generare alti flussi di traffico organico. In questi casi, la strategia dei Quick Read potrebbe essere vincente. L’etichetta infatti, potrebbe essere un elemento push per l’utente e indurlo al click.

Possiamo quindi dire addio ai pillar?

Secondo Neil Patel, oltre il 41% dei contenuti Top in SERP supera le 2000 parole. Stiamo parlando dei cosiddetti Pillar, Conerstone, Skyscraper, Long-form content: in questi e molti altri modi, fino ad oggi, sono stati definiti i contenuti lunghi.

Per molto tempo, al concetto di lunghezza gli editori hanno associato anche il concetto di qualità. Da tempo però Google si è schiarato contro questa posizione, tant’è che non è mai stata indicata ufficialmente una lunghezza ideale dei contenuti online. Il numero di caratteri non è mai stato un fattore di ranking.

Lunghezza e qualità del contenuto sono due concetti distinti. Non sempre i contenuti di qualità sono lunghi, e se Quick Read diventasse una label ufficiale, questo non ci assicurerebbe di trovare in SERP contenuti da <5 minutes read di alto livello.

Se le Quick Read label fossero introdotte ufficialmente, il dilemma per gli editori potrebbe consistere nello scegliere fra contenuti brevi e contenuti veloci: i primi si leggono in meno di 5 minuti perché inferiori a un certo numero di caratteri; i secondi invece, anche se lunghi, sono scritti e strutturati in maniera tale da facilitare la lettura veloce (dalla scelta del font all’utilizzo di elementi paratestuali come il sommario, e le immagini).

In entrambi i casi non si potrà più prescindere dalla qualità.

Come cambia – se cambia – la Content Strategy

Come detto, le label sono in fase di testing. Qualora fossero ufficializzate potrebbe essere interessante elaborare una strategia di Content Marketing che ne tenga conto. In alcuni settori le label potrebbero avere un impatto davvero importante in termini di performance SEO.

Pensiamo alle ricette di cucina, notoriamente molto lunghe, che invece potrebbero essere gestite con format brevi e funzionali, di facile fruizione. Non sarà il tempo di lettura il parametro di riferimento in questo caso, bensì la facilità di utilizzo della ricetta. La brevità però, potrebbe essere un incentivo al click per l’utente e portare traffico di qualità sui siti web di settore.

Un’azione he invece, al momento, ci sentiamo di sconsigliare di eseguire la revisione degli articoli esistenti, che abbiano una durata di lettura superiore ai 5 minuti. Fra questi, potrebbe esserci un tesoro SEO.

Tagliare o spezzettare in più contenuti una news o una guida che attualmente riportano ottime performance in termini SEO soltanto per “accontentare” Google, è una pratica potenzialmente deleteria. In alcuni settori, per alcuni business, i contenuti lunghi funzionano e anche bene. Qualora si decidesse di ristrutturare questo genere di contenuti, le metriche da considerare in fase di analisi dovrebbero essere altre, per esempio il numero di sessioni organiche riportate da quel contenuto. Non certo la lunghezza e la durata di lettura.

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