Tutto quello che dovresti sapere sulla frequenza di rimbalzo

Cos’è la frequenza di rimbalzo?

La frequenza di rimbalzo, o bounce rate in inglese, indica la percentuale di utenti che visitano una sola pagina del tuo sito e “rimbalzano” subito via.
Perché gli utenti non si trattengono sul tuo sito? Nelle più rosee delle ipotesi hai un sito one page o una landing page – e quindi non hanno altre pagine da visitare – o trovano subito la risposta che cercano sulla pagina che hanno visitato.

Nella maggior parte dei casi però un’elevata frequenza di rimbalzo è indice di una serie di problemi, come ad esempio un tempo di caricamento biblico, un contenuto di scarsa qualità o la non coerenza tra contenuto e parola chiave con cui è posizionato.
La frequenza di rimbalzo può aiutarti a capire se la pagina ha raggiunto l’obiettivo per cui è stata creata. Per valutarlo è utile analizzare il comportamento degli utenti per singola pagina, perché questo ti permette di intervenire e migliorare il contenuto o l’esperienza dei visitatori di una risorsa che, ad esempio, riceve molte visite.

Per ottenere i dati di tutte le singole pagine, ti basterà accedere al tuo account Google Analytics, cliccare su Comportamento > Contenuti del sito > Pagine di destinazione.  A colpo d’occhio potrai vedere quali sono le pagine “virtuose” e quelle con un alto bounce rate.
Ma se hai un e-commerce con migliaia di prodotti o un magazine con centinaia di articoli? Ti basta scaricare il rapporto completo esportandolo direttamente in un Foglio di lavoro di Google (in alto a destra nel menù “esporta”) e ordinare i dati come un qualsiasi documento excel.

Qual è la frequenza di rimbalzo ideale?

Statisticamente una frequenza di rimbalzo ottimale varia dal 25% al 70% ma non esiste una risposta univoca perché è una metrica che deve essere contestualizzata.
Ti spiego.
Ci sono diversi parametri che incidono sulla valutazione: tipologia del sito, i dispositivi con cui viene navigato o le sorgenti di accesso.
In base al tipo di contenuto sul tuo sito puoi definire quale potrebbe essere una frequenza di rimbalzo ideale, considera che alcuni referral e alcune campagne Google Ads o Facebook Ads, hanno una frequenza di rimbalzo più alta: questo perché più una campagna Facebook o un annuncio Google Ads è specifico, più l’utente sarà dirottato su quello che cerca e non avrà bisogno di visitare altre pagine.
Ci sono casi in cui una frequenza di rimbalzo alta potrebbe essere normale perché il tempo medio di permanenza sulla pagina è superiore al minuto o gli utenti effettuano la conversione sulla pagina di caduta (ad esempio la pagina dei contatti o una pagina progettata per generare lead).

La frequenza di rimbalzo è un fattore di ranking?

No. 
Lo dice (anche) Matt Cutts: “I’ll just say that bounce rates would be not only spammable but noisy.”

Posso considerare la frequenza di rimbalzo un KPI SEO?

Sì.
Una consulenza SEO coerente con il tuo sito e il tuo pubblico di riferimento dovrebbe generare traffico di qualità: il traffico organico (proveniente dai motori di ricerca) dovrebbe avere una frequenza di rimbalzo media più bassa delle altre sorgenti di traffico, una durata della visita più lunga e, se fai un buon lavoro con i link interni, più pagine visitate per sessione.

Come ridurre la frequenza di rimbalzo

  • Se la frequenza di rimbalzo è molto alta o molto bassa, controlla di aver installato correttamente il codice di monitoraggio di Google Analytics.
  • Aumenta la velocità del tuo sito web (gli utenti odiano aspettare e la velocità è un fattore di ranking).
  • Rendi il sito fruibile da tutti i dispositivi mobili.
  • Crea contenuti di qualità pertinenti con il tuo sito e utili per i tuoi utenti.
  • Verifica con Google Search Console che non ci siano pagine che restituiscono errore 404 .
  • Progetta una strategia SEO coerente che crei corrispondenza tra parole chiave e contenuti.
  • Evita i pop up e le pubblicità troppo invasive.
  • Crea un percorso coerente per l’utente e semplifica il passaggio tra le pagine interne (controlla che non ci siano link rotti).
  • Rendi ben visibile la call to action.
  • Fai attenzione alla user experience (utilizza font leggibili, non abusare con i grassetti, formatta il testo con buon senso).

Nella tua strategia digitale, come nella pallacanestro, il rimbalzo è un fondamentale importante tanto in difesa, quanto in attacco, quindi monitoralo con attenzione e intervieni per non perdere la “palla”.

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