Flexible working, remote working, agile working, smart working: cosa sono?

FLEXIBLE WORKING, REMOTE WORKING, AGILE WORKING, SMART WORKING

Cosa significano e quali sono le differenze

L’emergenza corona virus sta portando alla luce metodi alternativi di lavoro che se prima venivano guardati con diffidenza o come una possibilità rivolta solo a determinati settori o a specifiche figure lavorative, adesso, costretti da una realtà che ha completamente stravolto sia le abitudini personali che quelle professionali, termini come smart working e lavoro agile stanno diventando famigliari e vengono adottati come metodologia di lavoro anche in settori dove solo poche settimane fa non pensavamo fattibile la possibilità di produrre in modalità “Out of office”. La realtà che ci troviamo a vivere ha accorciato i tempi nel raggiungere un mindset pronto ad accogliere questa epocale svolta sradicandolo dalla convinzione che il concetto di lavoro sia indissolubilmente legato al tempo dedicato e al luogo in cui viene svolto.

Flexible, agile, remote e smart working spesso vengono utilizzati come sinonimi ma sono termini che hanno significati, caratteristiche e modalità di svolgimento che presentano delle differenze significative. La più sostanziale delle quali è che nel caso delle prime tre non si tratta di contratti di lavoro ma di definizioni legate al nuovo scenario smart che si sta delineando in epoca relativamente recente.

Flexible working:

si tratta della macro-categoria all’interno della quale possano essere incluse le altre modalità definite “Smart”, è il modo in cui si definisce ogni modalità di lavoro che non coincide con la visione classica che vede il dipendente impegnato ad espletare le sue funzioni full-time in una sede definita.

Il motivo per il quale le nuove forme di impiego stanno avendo così tanto successo risiede nella sua filosofia intrinseca: è un modo di lavorare che si adatta ai bisogni delle persone e del business cercando il maggior equilibrio possibile tra vita personale e vita professionale.

È possibile individuare 4 aree del flexible working:
  • flessibilità oraria, ossia orari variabili di ingresso e/o di uscita;
  • flessibilità nella gestione del lavoro (lavoro condiviso, lavoro a progetto);
  • flessibilità del luogo, ossia mobile working, lavoro da casa, lavoro in sedi di altre organizzazioni, lavoro in coworking o hub;
  • flessibilità nei contratti di lavoro, ossia lavoro come freelance, gruppo di associati o altre forme contrattuali alternative.

Remote Working:

non è altro che una caratteristica del flexible working ossia: non è più necessario recarsi tutti i giorni sul luogo di lavoro ma possiamo svolgere la nostra mansione in qualunque luogo diverso dalla sede aziendale come ad esempio da casa, dal coworking, dal parco, da Starbucks o qualsiasi altro luogo che abbia wi-fi, in sintesi possiamo lavorare da remoto. All’interno del concetto di remote working possono rientrare anche espressioni quali mobile working o home working.

Già conosciuto da tempo in Italia come telelavoro, ha avuto una diffusione sempre maggiore grazie alla crescita di internet a banda larga e le ormai innumerevoli piattaforme di videochiamata e screensharing come Skype, Hangouts, Slack che rappresentano strumenti potentissimi per il “remote worker” riducendo al minimo la necessità di incontrare fisicamente i suoi colleghi, clienti e fornitori senza che la produttività venga penalizzata.

Agile working:

insieme di pratiche che tendono ad ottimizzare il modo di lavorare enfatizzando la proattività, contenendo gli sprechi e favorendo la flessibilità negli approcci lavorativi e nella gestione delle relazioni.

Si tratta di un’ulteriore evoluzione dello smart working, è una pratica che nasce in ambito IT per velocizzare ancor di più i tempi, per scegliere i percorsi d’esecuzione più corretti a seconda del contesto e per concretizzare l’autonomia progettuale reale. Questo avviene quando il team può agilmente occuparsi della realizzazione di un prodotto o servizio inserendo al proprio interno delle competenze e dei ruoli aggiuntivi, abbattendo la tradizionale divisione gerarchica aziendale.

Si cerca di scomporre grandi obiettivi in attività sempre più piccole fino a rendere possibile monitorare la velocità con cui vengono svolti i compiti più semplici.

I princìpi sui quali si fonda l’agile working sono un management aderente a questi presupposti:
  • dare priorità agli individui e alle relazioni piuttosto che ai processi e agli strumenti;
  • preferire il giusto software alla documentazione cartacea;
  • agevolare la collaborazione con il cliente piuttosto che la negoziazione dei contratti;
  • essere reattivi al cambiamento piuttosto che rispettare un piano.

Smart working:

si tratta un argomento che abbiamo trattato più volte nel nostro blog e che ci coinvolge totalmente perché è la modalità con la quale la nostra agenzia digitale sviluppa i progetti che ci vengono affidati: si tratta di un modulo organizzativo in cui crediamo fermamente e i risultati che stiamo ottenendo rappresentano l’inconfutabile argomento che, se ben organizzato e ben gestito grazie alle competenze di uno smart leader capace di individuare e valorizzare le competenze dei propri collaboratori, si tratti della formula vincente per moltissime attività.

In cosa consiste lo smart working è la normativa stessa a darcene corretta descrizione definendola:

Una modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo di incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

In altre parole, il dipendente e l’azienda possono accordarsi adottando la modalità dello smart working e spostando quindi il focus sugli obiettivi da raggiungere invece di basarsi sul rispetto di un preciso orario di lavoro e di sede dalla quale svolgerlo.

Per fare ciò è necessario un cambiamento culturale e organizzativo che prevede tre aspetti fondamentali:
  • l’impiego di tecnologie che favoriscano la collaborazione e la partecipazione dei collaboratori;
  • il ripensamento della relazione tra lavoratori e azienda, nonché dei modelli di leadership;
  • la revisione degli spazi fisici che non si limitano più a un singolo ufficio ma comprendono nuove possibilità (casa, coworking, remote working, ecc.);

I benefici

Come abbiamo detto l’obiettivo di queste dinamiche smart è quello di trovare un equilibrio tra vita lavorativa e vita privata perseguendo allo stesso tempo un incremento della produttività affiancato da un contenimento dei costi.

I benefici nell’attuare la rivoluzione dello smart sostituendo in tutto o in parte la modalità classica del lavoro in ufficio ha impatti positivi su molti fronti: dalla diminuzione del traffico con la conseguente diminuzione dell’inquinamento all’abbassamento del livello di stress a tutto vantaggio della qualità della vita del lavoratore. L’attualità ci suggerisce che tra i vantaggi dobbiamo sottolineare che il poter spostare e riorganizzare la postazione di lavoro in luoghi non convenzionali può non far fermare la produzione in caso di eventi eccezionali che ne impediscono il normale svolgimento in ufficio.

Le tecnologie e disgraziatamente anche gli eventi che ci stanno travolgendo, stanno stimolando la rottura di alcuni schemi che sono durati per decenni e chi saprà sfruttare al meglio i nuovi scenari avrà un vantaggio competitivo non indifferente quando al rientro alla normalità avrà testato e apprezzato uno strumento che potrà aprire nuovi scenari nei rapporti lavorativi rendendo possibili dimensioni che fino ad ora erano sembrate adatte solo per poche realtà produttive.

Se il cambiamento è il processo con il quale il futuro invade le nostre vite diamogli il benvenuto in modalità smart!

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