E-commerce e interfaccia grafica: perché il “non troppo bello” vende

Quali sono i fattori che concorrono a far sì che un e-commerce riesca a trasformare gli utenti in acquirenti?
Sicuramente sono diversi. Ne elenco alcuni di seguito.

Innanzitutto, il senso di sicurezza trasmesso dal protocollo di navigazione: un sito che fa uso di HTTPS anziché del semplice HTTP, fa sì che l’utente sia più propenso a trasmettere i propri dati sensibili attraverso la rete.
Secondariamente, l’anzianità di un dominio: ovviamente un e-commerce su dominio attivo da tanti anni, essendo più conosciuto, venderà di più di uno lanciato ex novo. Quest’aspetto si lega all’autorevolezza: un e-commerce che vende ricambi per moto che abbia una buona reputazione tra gli amanti delle due ruote sicuramente ha “meno strada da fare” rispetto a uno che entra sul mercato.
Il target dei prodotti venduti: a parità delle condizioni di cui sopra, sarà molto più probabile che abbia un numero maggiore di ordini un e-commerce che vende abiti piuttosto che uno che vende componenti per acceleratori di particelle, ma semplicemente perché il bacino d’utenza è più ampio.

Interfaccia grafica e user experience

Però uno degli aspetti di cui tenere di conto nella progettazione di un nuovo e-commerce è senz’altro l’interfaccia grafica, intesa non come come punto di vista estetico fine a se stesso – anche perché si sa, “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace” – bensì come fattore che contribuisce a formare la “User Experience” (UX), ovvero l’intera esperienza dell’utente durante la navigazione del sito web. Una buona UX, nel caso di un e-commerce, fa sì che l’utente riesca a finalizzare l’acquisto con soddisfazione.

Tra coloro che muovono milioni di dollari con le vendite online, che cosa hanno in comune dal punto di vista grafico gli shop in rete di Amazon, Apple e Wallmart?

Innanzitutto, hanno degli header da cui è facilmente reperibile la categoria d’interesse, l’icona (o la barra) per la ricerca e le informazioni relative all’utente e all’acquisto sulla destra.

Call to action e blocchi gerarchici di informazione

Per quanto riguarda l’homepage, abbiamo fasce ben distinte di call to action: sia nel caso in cui la lunghezza della pagina è contenuta (Amazon e Apple), sia nel caso di pagina lunga (Wallmart). Amazon privilegia il focus sulle categorie di prodotti, mentre Apple e Wallmart pongono l’accento sui prodotti singoli, anche se con scelte stilistiche differenti. In ognuno dei casi, però, è ben chiaro all’utente cosa deve fare: cliccare per visualizzare il prodotto o la categoria desiderata.

Spostandoci sulla scheda dei prodotti, abbiamo i due esempi più classici di Amazon e Wallmart, le quali distribuiscono le informazioni in blocchi gerarchici di informazione, quali foto, dettagli prodotto, pulsante per l’acquisto ben visibile. Differente è stata la scelta di Apple, la quale ha lasciato che le foto si estendessero per tutta la lunghezza della pagina, miste a pochi spot di caratteristiche tecniche e payoff. Ma anche in questo caso, l’utente può subito effettuare l’acquisto o decidere di approfondire ulteriormente, cliccando sui pulsanti che restano sempre visibili (anche scorrendo la pagina) nello sticky header.

Infine, tutti e tre hanno footer di dimensione rilevante, nei quali vengono demandate tutte le informazioni necessarie per sciogliere i dubbi dell’utente.

In conclusione, tutti e tre gli esempi presi in considerazione sono accomunati da un’interfaccia grafica che, anche se esteticamente poco accattivante (soprattutto Wallmart e Amazon), è estremamente funzionale allo scopo dell’e-commerce: l’utente riesce a reperire le informazioni necessarie per finalizzare l’acquisto nel più breve tempo possibile.

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