Diritto all’oblio: cosa, come, quando e perché

diritto all'oblio

“Che cos’è il Diritto all’Oblio?” facile trovarsi a porre questa domanda, confusi probabilmente dalla quantità di informazioni tecniche disponibili in rete. Senza nulla togliere alle molte ed accurate trattazioni sull’argomento, vorrei fare chiarezza sul tema, affrontandolo nel modo più semplice possibile, da un punto di vista non prettamente legale.

Il “diritto all’oblio” è un tema importante, strettamente legato al diritto alla privacy di ogni individuo.

Perché è importante il Diritto all’Oblio oggi? Definiamo il contesto

Per capire l’importanza del Diritto all’Oblio bisogna partire dalla definizione di identità, o meglio, di immagine digitale. Questa si può definire come l’insieme dei contenuti (immagini, video, articoli, discussioni, ecc.) presenti in rete che identificato e che rappresentano un individuo perché legati ai dati personali, primi tra tutti cognome e nome.

Tutti conosciamo i “luoghi digitali” che possono ospitare i propri contenuti: Facebook, Instagram e Linkedin sono tra i principali social network su cui si è costantemente connessi; siti web di news e approfondimenti, blog e forum pubblicano costantemente materiale di cui si nutrono i motori di ricerca. Tra questi, Google è il protagonista indiscusso, lo strumento principale che viene utilizzato quando si ha bisogno di soddisfare il proprio desiderio di informazioni.

Quando si vuole indagare su qualcuno in particolare, viene “googlato” digitando il suo nome e cognome sul motore di ricerca. Le informazioni che si trovano sulla persona generano una prima opinione. Si tratta in realtà soltanto di una percezione perché non si conosce veramente quella persona e non è detto che i contenuti digitali raccontino tutto di lei, ma queste informazioni bastano per condizionare positivamente o negativamente. È quindi molto importante che l’identità digitale corrisponda all’identità reale e che ci rappresenti in modo completo e positivo, sia come persone che come professionisti.

Le implicazioni di questo scenario possono essere toccate con mano tutti i giorni. Quando si deve scegliere un ristorante, si cercano le recensioni su TripAdvisor, in caso si voglia acquistare un qualsiasi prodotto, prima fare la nostra scelta, vengono cercate online le opinioni di altri che lo hanno già provato. La stessa cosa oggi accade anche quando si vogliono avere informazioni su una persona che si incontrerà per questioni personali o lavorative.

Che approccio si avrebbe incontrando un possibile partner lavorativo, dopo aver visto che questi ha pubblicato online foto o opinioni sconvenienti o, nei peggiori dei casi, che è stato citato in casi di truffa o frode?

La risposta è ovvia, ma la domanda che va posta è: le informazioni sono attuali e descrivono in modo corretto, esaustivo e aggiornato l’identità reale di quella persona oppure no?
In questo contesto si colloca il Diritto all’Oblio.

Cos’è il Diritto all’Oblio?

Il Diritto all’Oblio è, in parole povere, un diritto che tutela le persone dalla diffusione di contenuti negativi che ne danneggino l’onore e la reputazione, prevedendone la cancellazione. Questi contenuti, che siano notizie, articoli o informazioni, come abbiamo già detto, sono riferiti alla persona in questione in quanto contengono i suoi dati personali.
Nel 2018 è stato collocato nell’ambito del GDPR che è stato battezzato da noi italiani come il Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati Personali. L’articolo 17 del Regolamento è interamente dedicato al Diritto all’Oblio.

Quando è possibile esercitare il Diritto all’Oblio?

Il Diritto all’Oblio può essere esercitato solo a determinate condizioni, prima tra tutte il venire meno delle finalità per le quali i dati personali sono stati utilizzati.

Poniamo il caso che un manager venga indagato per un reato che avrebbe compiuto svolgendo il proprio lavoro. Se si trattasse di una persona in vista, probabilmente alcuni giornali pubblicherebbero la notizia relativa all’indagine ed altre testate giornalistiche la riprenderebbero perché, per esempio, gli investitori della società avrebbero il diritto di sapere ciò che sta accadendo.

In questo primo momento i giornalisti stanno svolgendo correttamente il loro lavoro, i dati personali del manager vengono diffusi con la finalità di soddisfare il diritto di cronaca.

Ma se a seguito dell’indagine, il nostro manager venisse assolto completamente dalle accuse? Se non esistesse internet, tutto sarebbe più facile: le notizie pubblicate rimarrebbero in possesso solo di chi ha comprato il giornale in edicola e finirebbero nel camino all’arrivo del primo freddo.

In un mondo dominato dal Web, invece, queste notizie potrebbero rimanere online per sempre e, digitando il nome e cognome del manager innocente, comparirebbero tra i primi risultati proposti dai motori di ricerca. Tra noi addetti ai lavori si dice infatti che Google non dimentica.

Non importa se quelle notizie siano di un decennio prima, esse verranno riproposte ancora e ancora anche nel caso in cui venissero pubblicati articoli che parlano dell’assoluzione. È raro infatti che questi articoli positivi, se così possiamo chiamarli, vengano pubblicati nella stessa quantità di quelli che hanno riguardato l’indagine e attraggano così tanto l’attenzione dei lettori.

Ho fatto l’esempio del manager ma questo potrebbe accadere a chiunque anche dopo aver pubblicato foto, video o commenti online di propria spontanea volontà, magari con leggerezza, senza pensare alle conseguenze che la pubblicazione di questi contenuti potrebbe comportare.

Il Diritto all’Oblio è stato introdotto proprio per tutelarci in questi casi. Per far si che i nostri dati personali e i contenuti ad essi associati possano cadere nell’oblio del web facendo in modo che non compaiano più online.

Come si esercita il diritto all’oblio?

Se nella teoria il Diritto all’Oblio prevede la possibilità di cancellare i contenuti online associati ai nostri dati personali, in pratica esso si può esercitare richiedendo la cancellazione, la deindicizzazione o la correzione dei contenuti stessi.

Parlando prima di deindicizzazione, entriamo nel mondo dei motori di ricerca, Google in primis. Deindicizzare, infatti, significa rimuovere un contenuto dall’indice di Google, in modo che esso non venga più proposto in corrispondenza di una determinata ricerca, per esempio, dopo aver cercato il nome e cognome.

Google fornisce ai cittadini europei la possibilità di richiedere la deindicizzazione di un contenuto, compilando un semplice form online.
Funziona? In realtà non come ci si potrebbe aspettare.

Secondo i dati trasmessi con il rapporto di trasparenza di Google dal 2014 al 2017 sono state inoltrate 2,4 milioni di richieste di cui solo il 43% sono state evase positivamente.

E tutte le altre richieste? Semplicemente non sono state accettate, il diritto all’oblio non è stato soddisfatto ed i contenuti di cui è stata richiesta la rimozione sono ancora presenti in rete. Questo accade per diversi motivi: Google è stato letteralmente invaso dalle richieste e trova difficoltà a gestirle, alcune richieste sono insensate o semplicemente non sono formulate nel modo corretto.

Esiste tuttavia un altro modo di procedere che consiste nell’inviare delle specifiche richieste di deindicizzazione a chi ha pubblicato il contenuto che si vuole rimuovere: testata giornalistica, blog, social network o portale online che sia. In questo caso, solo a determinate condizioni, è possibile anche richiedere la cancellazione del contenuto o la sua correzione, in modo che esso non sia più presente online o riporti notizie aggiornate ed attuali.

Questa volta però, la valutazione su quale tipo di richiesta inoltrare, sul suo contenuto tecnico e sulle modalità di invio, non può essere gestite in autonomia ma è necessario rivolgersi a dei professionisti specializzati che racchiudano in sé specifiche competenze legali e digitali.

D’istinto, se si avesse il bisogno di cancellare degli articoli, delle notizie o dei contenuti presenti sul web che ci riguardano, si potrebbe pensare di chiedere aiuto al proprio avvocato o alla web agency di riferimento. Per non perdere tempo e denaro però suggerisco sempre di rivolgersi a professionisti specializzati, soprattutto se parla di una materia articolata come quella del Diritto all’Oblio. Solo loro potrebbero, senza minacciare azioni legali ma operando in via stragiudiziale, risolvere il problema in modo veloce e definitivo.

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